In 26 da tutt'Italia per la Settimana della donazione ricordano la tragedia dell'equipe del Brotzu

Un fiore per non dimenticare Nell'Isola il grazie dei trapiantati
Il manager Meloni: "Ancora pochi medici hanno voglia di rischiare"


Sono arrivati da ogni regione d'Italia, portando con sè un fiore o una piantina tipica della propria terra. Sono i 26 trapiantati da ieri a Cagliari per celebrare la Settimana della donazione e trapianto di organi, dedicata alla memoria dell'equipe medica dell'ospedale Brotzu scomparsa nella tragedia aerea dei Setti Fratelli nel febbraio scorso.

Da una bambina pugliese di 5 anni, trapiantata di rene nel 2002, ad una coppia ligure che si è conosciuta e innamorata ai Giochi mondiali dei trapiantati: tutti sono arrivati stamattina nel capoluogo sardo, guidati dal presidente dell'Aned (Associazione nazionale emodializzati-Onlus), Franca Pellini Gabardini, indossando un fazzoletto rosso con la scritta "Il trapianto è vita", un fiore in mano e un grande sorriso stampato sul volto. Hanno fatto subito amicizia e incominciato a raccontare le proprie esperienze, prima di partecipare alla presentazione dell'iniziativa "Un fiore per la vita che mi hai dato", che si è svolta questo pomeriggio nella Sala Ciccu del Brotzu di Cagliari, alla presenza del direttore generale Franco Meloni e del sindaco Emilio Floris.

Da ogni regione d'Italia hanno portato fiori per ringraziare le migliaia di sanitari che ogni giorno e ogni notte, con spirito di abnegazione, si impegnano affinchè vadano a buon fine i trapianti. Dalle stelle alpine della Valle d'Aosta alle zagare della Sicilia, ma anche una piantina di mirto della Sardegna e il girasole di Aurora, la bimba di 5 anni arrivata da Barletta. Una persona che ha subito un trapianto, in rappresentanza di ciascuna regione, depositerà un mazzo di fiori caratteristico della propria terra questa mattina, durante una cerimonia, ai piedi della stele eretta in ricordo dei cardiochirurghi Alessandro Ricchi e Antonio Carta e del tecnico perfusionista Gianmarco Pinna, morti insieme con i tre piloti del Cessna (che trasportava un cuore da Roma a Cagliari) finito contro la catena montuosa dei Sette Fratelli il 24 febbraio scorso. Alla cerimonia, che comincerà alle 9,30, parteciperà anche il sottosegretario alla Salute, Antonio Guidi, mentre la vedova di Ricchi ha incontrato questo pomeriggio la delegazione di trapiantati, fra i quali anche il presidente dell'Associazione sarda trapianti, Giampiero Maccioni, operato nel 1996 proprio dal chirurgo scomparso nella tragedia aerea.
"L'Italia - ha ricordato Franca Pellini dell'Aned - è oggi tra le prime nazioni europee per trapianti di organi. Nel 2003 sono stati eseguiti 1489 trapianti di rene, 867 di fegato, 317 di cuore, 77 di pancreas e 65 impianti di polmone". Ma se arrivasse un solo organo in più all'anno, da ogni rianimazione, l'Italia sarebbe prima in Europa: l'ha ribadito Meloni, sottolineando che "sono in pochi, in Italia, a voler rischiare, perchè effettuare donazioni e trapianti di organi significa più lavoro, più stress e più grane. Chi fa questo mestiere deve mettere in conto i rischi che si corrono quotidianamente, come quello di essere accusato di omicidio volontario, come è accaduto a un chirurgo di Cagliari, o di ricevere avvisi di garanzia e finire tre volte sotto processo come è successo a me". La scomparsa dell'equipe ha provocato una perdita tragica dal punto di vista umano ma anche professionale: gli interventi in Cardiochirurgia sono passati da 15 a 9-10 alla settimana. Ma c'è una buona notizia: nei prossimi giorni l'assessorato regionale alla Sanità presenterà il progetto per il Centro trapianti di fegato, rene e pancreas con sede a Cagliari e Sassari.



Brotzu.
La gratitudine di molti ex pazienti per l'équipe medica scomparsa nella tragedia del Cessna


Sono arrivati da tutta l'Italia per offrire un fiore a Ricchi

Scoperta nei giardini dell'ospedale una targa di bronzo alla memoria

Sembravano boy scout, seduti ad ascoltare la messa nella cappella del Brotzu con il fazzolettone rosso legato al collo. Strani lupetti: in più di cento, arrivati da tutta Italia, ieri hanno ascoltato la messa in ospedale e poi hanno affollato il prato davanti all'ingresso per esprimere la loro gratitudine. Con le parole, con un fiore tipico della propria Regione. Gratitudine per i medici che li hanno curati, per i donatori che hanno consentito a tanti di loro di ricominciare a vivere, ma soprattutto per i morti del 24 febbraio. Alessandro Ricchi, Antonio Carta, Gianmarco Pinna, Helmut Zurner, Thomas Giacomuzzi, Daniele Giacobbe: l'omaggio di ieri mattina era soprattutto per le vittime dello schianto che annullò il Cessna in volo da Roma a Cagliari con a bordo un cuore da trapiantare.
Per due ore ieri Cagliari è stata simbolicamente capitale italiana dei trapianti, scelta dagli organizzatori della settimana nazionale delle donazioni inaugurata con la cerimonia di ieri. Un rito semplice, più intimo che solenne con la testimonianza di ventuno pazienti salvati dalla bravura dei chirurghi, dal coraggio delle famiglie che hanno consentito gli espianti, dal diffondersi di una cultura delle donazioni che sta dando frutti sempre più incoraggianti, in Italia e in Sardegna.
Davanti alla targa che ricorda l'equipaggio del piccolo aeroplano Franca Pellini, presidente dell'associazione nazionale degli emodializzati, ha chiamato uno per uno donne, uomini e bambini con i loro fiori e le loro storie. C'è quella di Aurora, che viene dalla Puglia con il babbo, la mamma, la sorellina e un girasole nella manina. Ha cinque anni, quando ne aveva tre le hanno trapiantato un rene. C'è la storia di Antonio, che arriva dall'Umbria per posare un mazzo di rose sul prato del Brotzu. Quei sette passi dal vialetto alla lapide li fa tenendo per mano la sorella, Maria Luisa. Dopo cinque anni di dialisi il rene gliel'ha donato lei: "Come al solito, le donne danno e gli uomini prendono" sorride al microfono la Pellini. E c'è la storia di Giovanni e Carolina, entrambi liguri, entrambi vivono grazie a rene nuovo: si sono conosciuti e innamorati in Australia, ai giochi mondiali dei trapiantati, ieri erano sul prato dell'ospedale con un sorriso timido e un mazzo di garofani.
Sarebbe facilissimo buttarla sul retorico, calcare sulle emozioni, regalarsi una cucchiata di melassa. E invece pazienti, familiari e medici sfilano con un'allegria lieve, in un'atmosfera da famiglia allargata, senza smancerie ma con un applauso per ciascuno. Magari il battimani dura un po' di più per Pasquale, veneto come le sue genziane, che con i suoi trent'anni da trapiantato è il decano del gruppo. E poi ancora applausi, commossi, quando Giampiero Maccioni da Iglesias posa sul prato la sua pianta di mirto e poi scopre la targa il bronzo di Stefano Cherchi dedicata ad Alessandro Ricchi. Otto anni fa il dottore gli aveva trapiantato il cuore. Poi la foto di gruppo, come al termine di una scampagnata, e via a godersi una domenica cagliaritana, ora che finalmente la primavera si è svegliata e ad essere vivi c'è ancora più gusto. (cel. ta.)


Serena Ricchi
Edelweiss alla moglie del chirurgo

C'era anche Serena Ricchi ieri mattina sul prato del Brotzu. La vedova del chirurgo morto sul Cessna che si schiantò sui Sette Fratelli ha assistito alla cerimonia del ringraziamento insieme ai figli. "Ringrazio tutti - ha detto prima di lasciare l'ospedale - per essere stati così generosi da venire da ongi parte d'Italia. L'affetto tra mio marito e i suoi pazienti era reciproco, so che lui - ha aggiunto cedendo per un istante alla commozione - avrebbe voluto continuare ad aiutarli". Elio Ceccon, il trapiantato di rene arrivato ieri a Cagliari in rappresentanza dei pazienti della Valle d'Aosta, ha regalato alla signora Ricchi un mazzolino di stelle alpine.

 

 

 

 


 

Cagliari 8/9 maggio

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